La Fondazione Querini Stampalia è tra le più antiche istituzioni culturali italiane. Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.
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Fondazione Querini Stampalia
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Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.
La parola leoni evoca immediatamente Venezia e il suo leone marciano, ma la pluralità delle figure e il contesto scultoreo ne ampliano il significato. La forza risiede nell’ambivalenza della parola campo, che oscilla tra il luogo fisico e quello dell’azione.
A Venezia, il termine campo indica ciò che altrove si chiamerebbe piazza. È uno spazio aperto, comunitario, in cui si svolge la vita quotidiana: incontri, passaggi, attese. Non è solo un luogo fisico, ma anche simbolico, quasi teatrale. In questo senso, i Leoni in campo sono presenze che abitano, osservano e trasformano il ritmo del vivere questa città.
In italiano l’espressione “essere in campo” significa essere attivamente coinvolti, esporsi, prendere parte. Ancora più forte è “scendere in campo”: implica una decisione, una chiamata all’azione, un’esplicita presa di posizione. È un gesto che richiede coraggio e determina una svolta. I leoni, pur seduti, sono in campo: non come decorazione, ma come soggetti presenti, che partecipano e impongono una diversa percezione dello spazio.
Chi entra o scende in campo, cambia il gioco, crea una nuova situazione, assume un ruolo attivo e decisivo, implica un coinvolgimento diretto, una partecipazione che trasforma l’inerzia in azione. Entrare in campo significa uscire dall’ombra, esporsi e prendere parte a una dinamica, che sia un gioco, una discussione, una battaglia o una missione. I due leoni e le due leonesse di Davide Rivalta, seduti ma vigili, appaiono come figure che aspettano, custodiscono e osservano. Il loro essere seduti amplifica l’idea di una presenza che sta per stabilirsi o che forse riprenderà subito il cammino e la cui direzione non è prevedibile. Rimane una sensazione sospensione, attesa, curiosità e mistero. La loro monumentalità non genera ansia: al contrario, li configura come presenze rassicuranti, sentinelle silenziose che abitano lo spazio del campo con la calma di chi veglia, non di chi minaccia.
In quest’opera, Davide Rivalta torna su uno degli animali più cari del suo bestiario per rivelare, ancora una volta, il leone e la leonessa nella loro doppia essenza: maestosi e silenziosi, simboli di libertà, potenza e controllo. Con Leoni in campo, l’artista intreccia mito e realtà, inserendo queste creature imponenti in uno spazio urbano messo in sospensione. La loro immobilità non è passività, ma una forma di resistenza. Con il suo linguaggio scultoreo, Davide Rivalta ci invita a confrontarci non solo con la loro dimensione mitologica e simbolica, ma anche con quella naturale, facendo dei leoni non solo i testimoni, ma anche i protagonisti di un dialogo che coinvolge il cuore della città e la sua storia. È un racconto del rapporto tra lo spazio urbano e quello selvaggio, non ancora completamente addomesticato e antropizzato, e della relazione tra esseri viventi.
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